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Chief Digital Officer | CDO | 3 minuti di lettura

3 motivi per cui scegliere un CDO esterno per la tua azienda conviene

Il Chief Digital Officer è un professionista dalle competenze trasversali e multidisciplinari, con una forte expertise nel marketing e una profonda conoscenza delle dinamiche che animano il mercato digitale, il cui compito è quello di guidare il processo di trasformazione digitale di un’azienda.

Approfondisci in questo articolo dedicato proprio alle caratteristiche e competenze della figura del CDO: Chi è il CDO e come può traghettare la tua azienda verso la digitalizzazione e nuovi successi

Come abbiamo visto, la sua figura risulta indispensabile per guidare la digitalizzazione aziendale non soltanto in ambito marketing, ma anche per quanto riguarda l’implementazione di tutti quegli strumenti e processi necessari a sveltire i flussi di lavoro e rendere l’azienda (nuovamente) competitiva sul mercato.

La maggior parte delle aziende che inizia a valutare l’acquisizione di un CDO si trova ben presto davanti al classico dilemma: meglio assumere una figura interna, che possa lavorare dall’interno a tempo pieno al pari degli altri manager, oppure un consulente esterno, che assuma la guida del processo di digitalizzazione aziendale restando però, al contempo, una figura esterna e super partes?

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Perché scegliere un consulente esterno?

Entrambe le scelte hanno i rispettivi punti di forza, ma la nostra esperienza ci ha permesso di appurare che la scelta di un CDO esterno è indubbiamente la più vantaggiosa, quella che offre risultati più veloci e duraturi nel tempo, a fronte di un minor investimento per le aziende.

Vediamo perché.

Approccio consulenziale

La prima motivazione può sembrare banale ma è invece un fattore fondamentale per partire con il piede giusto: scegliendo un consulente esterno si getteranno le basi per un rapporto di natura paritaria tra il CDO, il CEO e gli altri manager che lavorano in azienda.

Questo permetterà al CDO di avere un approccio consulenziale vero e proprio, molto più schietto e diretto rispetto a quello che avrebbe un dipendente nei confronti dei suoi colleghi e del suo datore di lavoro: in questo modo l’azienda avrà la certezza di avere al suo fianco un professionista che possa realmente consigliare le scelte migliori e porsi come una guida verso la digitalizzazione, agendo senza lasciarsi influenzare da nessun’altra dinamica.

Zero rivalità in azienda

Preferire che il CDO resti una figura esterna alle dinamiche aziendali permette anche di prevenire l’insorgenza di eventuali conflitti: spesso l’introduzione di una nuova figura professionale, soprattutto se di livello manageriale, può provocare agitazione e confusione, innescare diffidenza o addirittura meccanismi competitivi che, alla lunga, potrebbero minare la serenità del clima aziendale e compromettere la qualità del lavoro.

Assumere un CDO esterno, che venga percepito dagli altri lavoratori come un punto di riferimento super partes e non come un sorvegliante o un rivale che minaccia la loro posizione in azienda, permette di evitare l’innescarsi di questo tipo di dinamiche, garantendo che tutto il team e le figure coinvolte nell’innovazione aziendale lavorino gomito a gomito concentrandosi sugli obiettivi da raggiungere e su ciò che è realmente importante per l’azienda.

Estrema flessibilità

Un altro vantaggio della scelta di un professionista esterno consiste nella flessibilità a 360° su modi, tempi di lavoro e richieste specifiche.

Un consulente esterno infatti si fa affiancare nel suo lavoro da altre figure professionali di sua fiducia, ognuno verticalizzato in un ambito specifico e con competenze di livello senior, in grado di soddisfare le esigenze più disparate e agire su commissione, cioè in base alle necessità che emergono strada facendo.

Questo consente all’azienda di avere a sua disposizione non un solo professionista, ma un vero e proprio team di esperti, che lavorano ad alti livelli e in modo flessibile, fornendo un’assistenza costante e affiancando manager e dipendenti in tutte le fasi del processo di trasformazione digitale, dalla teoria alla pratica, dalla formazione alla messa in atto concreta.

Risparmio economico

Ultimo ma non ultimo, la scelta di assumere una figura esterna e temporanea rappresenta un notevole risparmio economico per le aziende: assumere un professionista di livello manageriale come il CDO significa predisporre un budget cospicuo, da stanziare per pagare il lavoro un solo professionista.

Ma questa spesa non è l’unica da mettere in conto per affrontare il processo di digitalizzazione, anzi.

Se si vuole affrontare la sfida del digital seriamente, bisogna inserire nel business plan una serie di altre voci di spesa, che possono risultare più o meno cospicue a seconda delle esigenze, come:

  • Acquisto di strumenti e software che permettono la digitalizzazione dei flussi di lavoro, dei processi di marketing e di vendita in modo lineare e proficuo per l’azienda (ad esempio licenze di software ERP, CRM e di Project Management)
  • Formazione dei dipendenti, sia teorica, per la promozione di una cultura digitale in azienda, sia pratica, per insegnare a chi di dovere ad utilizzare i nuovi strumenti e le nuove tecnologie introdotte
  • Eventuale inserimento in organico o, comunque, assunzione temporanea di figure professionali “tecniche”, come un IT manager, che sia in grado di installare, far funzionare correttamente e monitorare i nuovi strumenti acquisiti.

Insomma, i costi della digitalizzazione aziendale non sono una spesa da affrontare a cuor leggero, e spesso richiedono una riallocazione delle risorse, sia umane sia economiche, a cui andrebbero ad aggiungersi i costi di assunzione a tempo determinato o indeterminato di una figura manageriale, il cui RAL è sicuramente elevato.

Un consulente esterno invece può essere assunto in qualità di temporary manager, soltanto per il tempo necessario all’azienda ad avviare il processo di trasformazione digitale, viene pagato in base ai servizi offerti e alle prestazioni effettivamente erogate. Ciò consente anche un risparmio collaterale sui costi di formazione dei dipendenti, di cui può occuparsi in prima persona.


Ecco perché la scelta di un CDO come consulente esterno, tranne che in casi rari e in presenza di esigenze particolari, si rivela indubbiamente quella vincente e più proficua per la maggior parte delle aziende.

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Simone Pellerey

Quando il digital è una passione prima che una professione. Da oltre 10 anni mi occupo di strategie digital in ambito B2B, lavorando a stretto contatto con gli stakeholder esecutivi sullo sviluppo della strategia di digital marketing, sulle attività operative e sul tracking delle performance.

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